Incontri di discernimento e solidarietà
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05 febbraio 2019

Primo e Secondo Libro di Samuele - terza parte

La maturitÓ di Davide re

Terzo incontro del ciclo 2018-2019


É da più di un anno che stiamo leggendo i libri di Samuele e credo che entro l'anno porteremo a compimento il nostro cammino. Per adesso bisogna che riprendiamo contatto con il testo biblico, dando un’attenzione adeguata alle pagine che vanno dal cap. 7 fino al cap. 12: questo è il programma di questa sera ed è piuttosto impegnativo. Ricordate come si è sviluppata la narrazione, tenendo conto sempre del fatto che non si tratta semplicemente di raccogliere informazioni circa eventi che hanno avuto luogo nel corso dell’undecimo secolo avanti Cristo: la narrazione è determinata da un’intenzionalità teologica. Si tratta di scrutare, riconoscere e interpretare la presenza operosa di Dio nella storia umana attraverso quel complesso di vicende che, in forma paradigmatica, hanno segnalato la presenza del popolo di Israele nella storia umana; ma quel che vale per Israele diventa poi un criterio interpretativo della storia universale. E, dunque, dal profeta Samuele siamo arrivati alla fondazione della monarchia. Per dire in maniera così estremamente sommaria, come a suo tempo vi suggerivo di strutturare la disposizione delle pagine, i primi 7 capitoli: “alla presenza del Santo”, laddove tutto avviene in riferimento al sacramento della presenza del Signore che ha fatto alleanza con il suo popolo, che è l’arca santa che viene, per un periodo piuttosto prolungato, sistemata in una località di periferia, Kirat-Iearìm dove - ce ne siamo resi conto proprio leggendo il cap. 6 del secondo libro di Samuele - Davide andrà a prelevarla in un momento decisivo della vicenda sua e del suo popolo.

Dopo i primi 7 capitoli, una seconda parte della narrazione - dal cap. 8 fino a tutto il cap. 15 - riguardante esattamente la fondazione della monarchia. Saul, e poi ecco accanto a Saul, è comparso Davide e ( terza parte della nostra narrazione, dal cap. 16 del primo libro al cap. 1 del secondo) Saul e Davide insieme sulla scena della narrazione anche se Saul re da Davide collaboratore, giovane scudiero, brillante, ammirato da tutti; e poi la caduta in disgrazia di Davide, che viene condannato a morte; viene anche costretto a fuggire (così l'abbiamo accompagnato nelle sue peripezie di deserto in deserto) per sottrarsi alla condanna che Saul ha già deciso perché ritiene di avere a che fare con un contendente pericoloso, ambizioso che compromette la stabilità del suo trono. Saul e Davide, i due personaggi sono presenti insieme con diverse evoluzioni (di cui adesso non rievoco i passaggi) fino al cap.1 del secondo libro di Samuele quando ormai Saul è morto. e Davide riceve la notizia. Il lamento di Davide per la morte di Saul e la morte del suo amico Giònata, il figlio di Saul, che dovrebbe essere l’erede, ma è morto (e altri figli di Saul sono morti); è tutta una situazione estremamente precaria quella nella quale si trovano le tribù di Israele e in un momento di confusione, di smarrimento che sembra condurre a una crisi senza rimedio. Ed ecco, in quel contesto, la figura di Davide emerge non solo per gli aspetti che già conosciamo ma in quanto è proprio a lui che, tenendo conto anche di tanti accenni che sono stati formulati nelle pagine precedenti, è a lui che viene senz' altro riconosciuto il titolo di re. É colui che è in grado di svolgere la funzione aggregante e, dal cap. 2 del Secondo Libro di Samuele ecco ne avremo fino al cap. 20. Siamo all' interno di questa quarta parte della narrazione, dal cap. 2 del Secondo Libro fino al cap. 20: “il regno di Davide”.

All' interno di questa seconda parte, troviamo una prima sezione dedicata alla sua ascesa al trono. Ne parlavamo prima di Natale: come avviene che Davide diventa re; è consacrato re; è unto prima re della tribù di Giuda, poi re di tutte le tribù di Israele. Davide sceglie poi come capitale Gerusalemme e dimostra di essere in grado di gestire una situazione che era apparsa massimamente precaria in modo tale da imporre ai Filistei, che sono i nemici tradizionali in quel periodo storico, la sua presenza di sovrano che domina la situazione. L’ascesa al trono di Davide, fino al cap. 5. Ricordate che il racconto ha sottolineato il fatto che Davide è diventato re senza versamento di sangue. É diventato re perché la regalità gli è stata conferita al di là di qualunque tentativo di emergere, di imporsi, di gestire la situazione secondo criteri di un suo particolare motivo di presunzione politico, di invadenza. La situazione complessiva del regno, dopo la morte di Saul, sta traballando in maniera spaventosa. Davide diventa re senza esercitare alcuna forma di violenza ed è re ormai a tutti gli effetti. Una figura regale, come sappiamo, è garanzia di stabilità per quanto riguarda l'organizzazione interna nei rapporti tra le tribù. Garantisce un ordine amministrativo, un ordine giudiziario, la formazione e la gestione di un esercito, il rapporto con i popoli circostanti. É una garanzia di stabilità in vista del futuro perché la presenza del sovrano è sempre da porre in una dimensione temporale che coinvolge non semplicemente una figura di un personaggio brillante, carismatico, geniale, intraprendente, ma anche una dinastia. La garanzia di stabilità nel tempo in vista del futuro, perché la dinastia è motivo di sicurezza; il re è in grado già di presentare al pubblico un erede. Su questo dovremmo ritornare tra breve. Fatto sta che adesso, all' interno della quarta parte, quella prima sezione dedicata all' ascesa al trono di Davide una seconda sezione, quella all' interno della quale ci stiamo muovendo, dal cap. 6 fino al cap. 12.

Abbiamo già letto il cap. 6, quando Davide si reca a Kiriat-Iearìm, prelevando l’arca santa e conducendola a Gerusalemme. Nel frattempo, Gerusalemme, che è una città gebusea, è divenuta la capitale del suo regno; una scelta brillantissima, genialissima in modo tale da non scontentare nessuna delle tribù, in una posizione centrale e in modo tale da far di Gerusalemme un punto di riferimento a cui coloro che appartengono a diverse tribù, disseminate nel territorio, possono confluire senza polemiche. É vero che poi le polemiche rispunteranno, ma la scelta politica di Davide è certamente è molto lucida e matura. Tutto lo svolgimento di questa seconda sezione della quanta parte della nostra narrazione possiamo senz’altro intitolare così: “la maturità di Davide re”. Davide è re, ormai si è insediato. Adesso la maturità: che cosa vuol dire la maturità di Davide re?

Leggiamo il cap. 6. Davide e Gerusalemme dove si è insediato lui con i suoi collaboratori. Da Gerusalemme ormai è in grado di governare il territorio; ha rintuzzato le pretese dei Filistei in maniera molto energica e risoluta ed efficace. E ora trasferisce a Gerusalemme l’arca santa che è il grande sacramento dell’alleanza. E quel cap. 6 è un po' come il perno di tutto il nostro quadro letterario, che poi è uno svolgimento teologico, Primo e Secondo Libro di Samuele; i primi 7 capp., vi dicevo, la presenza del santo e poi l’arca santa temporaneamente viene estromessa dalla scena pubblica della vicenda e collocata in quella località marginale che si chiama Kiriat-Iearìm. É là che Davide è andato a prelevarla e, danzando, conduce la processione fino a Gerusalemme. Da Davide in poi l’arca santa resterà a Gerusalemme. Ed è il segno di riconoscimento da parte di tutte le tribù che sono diversissime tra loro, nell' appartenenza ad un unico popolo, quell' unico popolo che è tale in quanto è il Signore che ha scelto, il Signore che ha fatto alleanze, il Signore che ha rivelato il suo nome.



La casa (la “famiglia”) di Davide e la promessa messianica

Cap. 7, vv. 1-17 Adesso ripartiamo da qui, all' interno di questa sezione che con qualche accelerazione, inevitabili questa sera, dovrà portarci fino al cap. 12. La maturità di Davide re. Avete senz' altro già avuto a che fare con questa pagina perché è una delle grandi pagine dell’Antico Testamento che suona abbastanza familiare anche alle nostre orecchie. Il re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato tregua da tutti i suoi nemici all'intorno, (fu un momento di serenità, di sicurezza; Davide è entrato ormai anche nella età matura anche dal punto di vista anagrafico; il dato è significativo e allora ha preso una decisione e la comunica al profeta Natan - quando si parla di casa si intende la sua dimora nel senso di una reggia - ed effettivamente Davide si è costruito una casa a Gerusalemme. Gli archeologi oggi ritengono di aver trovato addirittura la massicciata su cui poi Davide ha fatto in modo di collocare quel ripiano necessario per costruirci sopra la sua dimora. Ma quando si dice casa - ed è importantissimo per noi - s' intende la famiglia. Questo è uno dei termini che, comunemente, vengono usati nel linguaggio biblico per indicare l’intreccio di relazioni che noi chiamiamo “famiglia”. La casa di Davide è la dimora nel senso di un pavimento, muri, soffitto, colonne, portici; è una cubatura? La casa di Davide è la famiglia. La casa di e altri personaggi ancora di cui si parla in lungo e in largo nell' Antico e Nuovo Testamento si intende la famiglia. Davide si è formato una grande famiglia con molti figli. Da questo punto di vista una garanzia di stabilità. É vero però che si tratta di scegliere l’erede. E questa scelta dell'erede ancora rimane in sospeso. Ma intanto Davide la sua casa se l'è costruita Ed è perfettamente consapevole e ne è senz' altro molto fiero. E allora) disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l'arca di Dio sta sotto una tenda». (Perché l'arca è sistemata, così come al tempo del Sinai e così nel deserto, nei secoli successivi, sotto una tenda. E allora dice: “io voglio costruire una casa per il Signore”. - che è come dire un tempio-) “Natan rispose al re: «Va', fa' quanto hai in mente di fare, perché il Signore è con te».  (Il profeta approva. Notate che questa intenzione di Davide è perfettamente omogenea al suo modo di impostare la sua azione di governo e, in certo modo, costruire una casa, un tempio in questo caso, in cui sistemare definitivamente l’arca santa è anche manifestare la convinzione che spetta a lui gestire anche la relazione con la presenza santa del Signore in seno al suo popolo come se quella presenza dovesse obbedire al suo modo di operare, di gestire il potere. Fatto sta che il profeta approva). “Ma quella stessa notte questa parola del Signore fu rivolta a Natan: (adesso il profeta irrompe, in forza della parola che ha ascoltato, per contestare drasticamente l'intenzione dimostrata da Davide). «Va' e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli Israeliti dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Finché ho camminato, ora qua, ora là, in mezzo a tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi edificate una casa di cedro?” (“Io non ho mai chiesto questo. Sto benissimo così come sono, dice il Signore”. (Attenzione perché adesso vediamo dove vuole arrivare attraverso il profeta Natan. “Perché tu vuoi costruire una casa a me perché sei convinto di aver costruito una casa per te ed invece guarda che la casa di cui tu hai bisogno te la costruisco io”. Casa, famiglia, discendenza, si tratta semplicemente di scegliere tra i figli che sia il primogenito come è probabile o che sia un altro particolarmente prestigioso e promettente; Davide può scegliere. “Tu sei convinto? La casa te la costruisco io, la discendenza, il discendente che renderà stabile il tuo trono te lo do io”. Nella pagina che stiamo leggendo affiora, per la prima volta, in maniera diretta e dirompente, la cosiddetta promessa messianica he poi regge la storia del popolo di Dio per tutti i millenni successivi. La promessa messianica. “Il figlio che renderà stabile il tuo trono, la tua casa? Te lo do io”. Vi stavo leggendo il v. 8) “Ora dunque riferirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò perché abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui non lo opprimano come in passato,” (Adesso il profeta del Signore invia questo messaggio: “guarda che il protagonista di questa vicenda sono io”. E adesso il v. 11) al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio popolo Israele e gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici. Te poi (attenzione a queste parole) il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore.” (Può darsi che la traduzione usi un altro termine qui). Te poi il Signore farà grande, poiché una casa farà a te il Signore.” (Questo è il nucleo essenziale della promessa messianica: “La casa te la costruisco io”). Il cap. 7 si era aperto con l'affermazione riguardante Davide convinto di essersi ormai costruito la sua casa. La sua famiglia, la discendenza ormai regna nella pienezza e la maturità del sovrano dipende dal fatto che è in grado di presentare al pubblico l’erede. Davide è convinto che si tratta semplicemente di giungere a uno sviluppo ulteriore ma di poco conto, semplicemente una questione di carattere tecnico, e il Signore dice: “La casa te la costruisco io.” E qui il testo prosegue dal v.12) Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.” (Notate che questa è la pagina che l'angelo Gabriele cita quando si presenta alla Madonna nella Casa di Nazareth; quando annuncia a Maria la nascita del figlio e l'angelo sta citando il 2 Samuele 7. L' angelo e la Madonna, mi capita spesso di dire, stanno facendo insieme una Lectio divina su Samuele7. L’angelo spiega alla Madonna: “vedi che quello che sta scritto qui è quello che adesso sta avvenendo: il figlio che nasce è per rendere stabile il trono di Davide suo padre”. Stabilità. E quindi “quella discendenza te la do io - dice il Signore - e questo discendente edificherà una casa a mio nome.” Il primo discendente che qui viene intravisto è Salomone che costruirà il tempio; Salomone, ma non Davide. “Un figlio, il primo figlio di questa discendenza costruirà una casa a mio nome e renderà stabile per sempre il trono del tuo regno”. Qui si va avanti in vista di quel discendente che porterà a compimento questa promessa relativa alla stabilità del trono, alla permanenza definitiva del regno. “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio”).



Preghiera di Davide

Vv. 18-29 A questo punto Davide viene informato tramite il profeta Natan e qui prendete il v. 18 “Allora il re Davide andò a presentarsi al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos'è mai la mia casa, perché tu mi abbia fatto arrivare fino a questo punto?  E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, mio Signore: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è come legge dell'uomo, Signore Dio! Che potrebbe dirti di più Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore Dio!” Che potrebbe dirti di più Davide? Tu conosci il tuo servo, Signore Dio!  Per amore della tua parola e secondo il tuo cuore, hai compiuto tutte queste grandi cose, manifestandole al tuo servo.  Tu sei davvero grande Signore Dio! Nessuno è come te e non vi è altro Dio fuori di te, proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi.”

(Questo momento viene realizzato con espressione orante e di un animo devoto come è quello di Davide che sta prendendo atto della gratuità assoluta dell'iniziativa del Signore, rispetto alla quale lui è re in quanto aderisce a una iniziativa che è primaria rispetto a qualunque sua aspettativa, desiderio, capacità, competenza, decisione e capacità di governo. Il Signore renderà stabile la discendenza, il trono e la sua casa).

Prendete ora il v. 25 Ora, Signore, la parola che hai pronunciata riguardo al tuo servo e alla sua casa, confermala per sempre e fa' come hai detto. Allora il tuo nome sarà magnificato per sempre così: Il Signore degli eserciti è il Dio d'Israele! La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te!  Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai fatto una rivelazione al tuo servo e gli hai detto: Io ti edificherò una casa! (questa è la promessa) perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera.”

E così dicendo fino alla fine del cap. 7. Da questo momento in poi, le vicende che adesso si svolgono sono interne alla eco di questa promessa rivolta a Davide, che riguarda la discendenza e la stabilità del trono, che saranno garantite da un erede. E dalla comparsa dell'erede viene dimostrata la maturità di Davide, perché c'è una diretta, intrinseca connessione tra la regalità di Davide e la paternità. Davide è re a tutti gli effetti nella maturità del suo ruolo quando è padre che è in grado di presentare il figlio che subentrerà, che gli succederà, che sarà in grado di garantire la stabilità del futuro. Regalità e paternità. L' attesa dell'erede ci rende spettatori di come Dio opera là dove quella regalità di Davide, che per certi versi sembrava già giunta al livello di massima positività, deve raggiungere la maturità autentica; quella che corrisponde all’ iniziativa e all’opera di Dio, che è protagonista dall'interno della storia umana di un’opera di salvezza.





Successi di Davide, per volontà del Signore

Cap. 8 In questo capitolo, vedete una serie di imprese che dimostrano come Davide ci sa fare nel suo ruolo di governante; anzi sta progressivamente espandendo l’influenza del suo regno, lo sta consolidando, sta man mano instaurando un regime che impone titoli di vassallaggio alle popolazioni confinanti. Dunque, Davide è un personaggio di successo. “Dopo, Davide sconfisse i Filistei e li sottomise e tolse di mano ai Filistei Gat e le sue dipendenze. 

(I Filistei sono costretti a stazionare lungo la fascia costiera, in posizione di parziale indipendenza, più probabilmente di vassallaggio. Dopodiché) “Sconfisse anche i Moabiti (ci si sposta a oriente) e, facendoli coricare per terra, li misurò con la corda; ne misurò due corde per farli mettere a morte e una corda intera per lasciarli in vita. (ben più che una decimazione; qui due terzi vengono puniti con una condanna a morte). “I Moabiti divennero sudditi di Davide, a lui tributari.  Davide sconfisse anche Hadad-Ezer figlio di Recòb, re di Zobà” (qui ci spostiamo verso nord, popolazioni aramee). “mentre egli andava a estendere il dominio sul fiume Eufrate, (un’espansione in quella direzione, verso nord est). E Davide qui prese 1700 combattenti sui campi e 20.000 fanti, tagliò gli arredi a tutte le pariglie di cavalli” - è la prima volta che si parla di una cavalleria corazzata nell' esercito di Davide; è un’arma che è stata valorizzata già nell' epoca precedente da altre popolazioni. Davide ormai è in grado di appropriarsi di competenze e strategie militari, modalità di combattimento, tutti elementi che sono propri di altre popolazioni di cui Davide ormai recepisce in pieno gli strumenti. Si parla di questi Aramei, fino al v. 8. Poi ancora si prosegue nel v. 9 dove leggiamo “Quando Toù, re di Amat, seppe che Davide aveva sconfitto tutto l'esercito di Hadad-Ezer, mandò al re Davide suo figlio Adduràm per salutarlo e per benedirlo perché aveva mosso guerra a Hadad-Ezer e l'aveva sconfitto; infatti Hadad-Ezer era sempre in guerra con Toù. Adduràm gli portò vasi d'argento, vasi d'oro e vasi di rame. (e quindi alleanze; sono popoli confinanti che vengono sconfitti e ridotti nel ruolo di tributari; che si alleano favorevolmente e prontamente perché ritengono di godere di particolari benefici; se si fanno amici di Davide. D' altra parte, Davide sta accumulando oltretutto anche un notevole tesoro. Dice qui il v. 11 che “Il re Davide consacrò anche quelli al Signore, come già aveva consacrato l'argento e l'oro tolto alle nazioni che aveva soggiogate, agli Aramei, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei, agli Amaleciti, e come aveva fatto del bottino di Hadad-Ezer figlio di Recòb, re di Zobà. (Poi se la prende anche con gli Idumei che stanno invece a sud. Zone steppose, confinanti con il deserto) v.14 Stabilì guarnigioni in Idumea; ne mise per tutta l'Idumea e tutti gli Idumei divennero sudditi di Davide; il Signore rendeva vittorioso Davide dovunque egli andava”.
(Dunque, è l’opera del Signore. Intanto Davide vedete acquista un prestigio e non solo nel rapporto con i suoi sudditi nel popolo ma livello internazionale. Il controllo di questa regione meridionale abitata dagli Idumei comporta il controllo delle vie carovaniere delle grandi strade commerciali e questo significa molto. Di qui il tesoro viene sistemato a Gerusalemme e diventa il primo nucleo di quel patrimonio che andrà crescendo nel tempo, che verrà regolarmente, nel corso dei secoli, depredato da potenze forestiere che, a più riprese, hanno aggredito, assediato, conquistato devastato Gerusalemme. L' obiettivo fondamentale del tesoro che poi, da quando esisterà il tempio, verrà sistemato nel tempio, una specie di tesoro o di patrimonio bancario.

Davide, dunque, in tempo di guerra e di pace emerge sempre più; ma attenzione: la maturità di Davide non sta qui, o meglio, non è in questo modo che si esaurisce la dimostrazione della maturità del sovrano, che sta mietendo successi a tutto andare; ma il racconto comunque ci ha avvisato, è il Signore che rende vittorioso Davide.



Alla fine del cap. 8 c'è una specie di descrizione dell’apparato di governo di cui Davide può servirsi.

Davide regnò su tutto Israele e pronunziava giudizi e faceva giustizia a tutto il suo popolo. Ioab figlio di Zeruià (un suo cugino) comandava l'esercito; Giosafat figlio di Achilùd era archivista; (archivista: il termine qui usato di per sé dovrebbe voler dire “araldo”; l’equivalente del ministro di Davide che cura i rapporti interni, colui che garantisce le comunicazioni interne e i raccordi nella gestione delle tribù secondo criteri di comunione. Poi c'è Zadòk figlio di Achitùb e Achimèlech figlio di Ebiatàr” (questi sono sacerdoti “kohanîm” in ebraico: gli addetti al culto; e poi c’è Seraià che è segretario dello scriba, addetto alle cronache, ai documenti, al protocollo. E poi c’è Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei (queste sono le forze speciali di polizia) e i figli di Davide erano ministri”. (qui si intende proprio gli addetti al tesoro. Davide ha formato una squadra di collaboratori molto efficienti. Lui continua a crescere, ma noi restiamo in attesa dell’erede, che dimostrerà che Davide è veramente padre. Davide, diventando padre, diventa re e diventando re diventa padre, esercita la paternità).





Alla ricerca della successione

Cap. 9 Adesso un’altra notizia nello svolgimento che stiamo scrutando. Perché bisogna essere certi che nella casa di Saul non ci siano eredi che possano, al momento opportuno, rivendicare legittimamente qualche titolo che potrebbe destabilizzare la posizione ormai acquisita da Davide. I figli di Saul sono morti; Giònata è morto; è morto l’ultimo figlio, quel certo personaggio molto modesto che è stato sgozzato da due sicari che si sono autonominati promotori di chissà quale evoluzione negli equilibri politici del paese e che poi sono stati a loro volta puniti da Davide. Leggiamo: “Davide disse: «È forse rimasto qualcuno della casa di Saul, a cui io possa fare del bene a causa di Giònata?». (Dunque, Davide qui dichiara un’intenzione protettiva; in realtà è un gesto vigile, un gesto cautelativo - vediamo se c'è qualche possibile contendente ancora fra i parenti -). “Ora vi era un servo della casa di Saul, chiamato Zibà, che fu fatto venire presso Davide. Il re gli chiese: «Sei tu Zibà?». Quegli rispose: «Sì». 3 Il re gli disse: «Non c'è più nessuno della casa di Saul, a cui io possa usare la misericordia di Dio?». Zibà rispose al re: «Vi è ancora un figlio di Giònata storpio dei piedi». (Lo sappiamo già: scappando, nel momento in cui è stato raggiunto dalla notizia della sconfitta di Saul, la morte di Giònata, la fantesca che si prendeva cura di questo bambino lo fa cadere e il bambino è rimasto storpio per tutta la vita. É ancora vivo, però).  “Il re gli disse: «Dov'è?». Zibà rispose al re: «È in casa di Machìr figlio di Ammièl a Lodebàr».” (Dunque, è un disabile che abita in una località di periferia, l’unico sopravvissuto). “Allora il re lo mandò a prendere in casa di Machìr figlio di Ammièl a Lodebàr”. (Merib-Bàal, così si chiama, lo storpio,) Merib-Bàal figlio di Giònata, figlio di Saul, venne da Davide, si gettò con la faccia a terra e si prostrò davanti a lui. (Non è certo personaggio che può insidiare la stabilità del trono davidico). “Davide disse: «Merib-Bàal!». Rispose: «Ecco il tuo servo!». Davide gli disse: «Non temere, perché voglio trattarti con bontà per amore di Giònata tuo padre e ti restituisco tutti i campi di Saul tuo avo e tu mangerai sempre alla mia tavola». 

(Gli restituisce i beni della famiglia, che è un riconoscimento. Ma è anche vero che è un atto di governo, come dire, che: la proprietà sui beni della tua famiglia te la concedo io. Che è un modo per non solo riconoscere, ma in realtà esercitare un potere espressione della sua sovranità che è al di sopra di ogni sospetto. Merib-Bàal è molto incerto e poi non ci sa fare, oltretutto Davide ha aggiunto v. 7: “tu mangerai sempre alla mia tavola” che è un segno d’onore, sì, però anche un modo per tenere sotto controllo una presenza che potrebbe diventare scomoda). “tu mangerai sempre alla mia tavola e Merib-Bàalma io non sono degno” e Davide insiste: “tu mangerai alla mia tavola” e così andranno le cose per un pezzo. Nello stesso tempo poi Davide incarica il suo servo Zibà - che ha uno stuolo di collaboratori, di schiavi, una squadra - di gestire i beni ereditati da Saul. E prendete il v. 11). “Zibà disse al re: «Il tuo servo farà quanto il re mio signore ordina al suo servo». Merib-Bàal dunque mangiava alla tavola di Davide come uno dei figli del re. Merib-Bàal aveva un figlioletto chiamato Micà; tutti quelli che stavano in casa di Zibà erano al servizio di Merib-Bàal. (C’è già un figlio di Merib-Bàal, un bambino). “Ma Merib-Bàal abitava a Gerusalemme perché mangiava sempre alla tavola del re. Era storpio di ambedue i piedi.”

C'è un già un figlio di Merib-Bàal ma, cosa volete mai, non ci sono insidie che possono minacciare Davide che è sempre più sicuro di essere in grado di gestire la situazione secondo i suoi criteri, i suoi interessi e in modo corrispondente alle sue capacità. Non ci sono minacce di rivendicazioni da parte di qualche superstite nella famiglia di Saul. Dunque, la maturità del nostro sovrano e non è ancora così. Dov' è l’erede? Ma intanto la questione che noi continuiamo a porci è tutta interna al fatto che il Signore si è preso Lui la briga; ha dichiarato Lui l’impegno, da parte sua; ha promesso Lui l’avvento del discendente che renderà senz' altro stabile il trono di Davide suo padre.





Il conflitto con gli Ammoniti e con gli Aramei

Cap. 10 Adesso qui si apre uno scenario all' interno del quale dovremo imparare a riconoscere la figura di Davide da un altro punto di vista, rispetto a quelli considerati fino a questo momento. Perché? Che cosa succede? Il regno è in fase di espansione. Il re è anziano ormai, ma Davide è perfettamente in forma. Non è urgente pensare al successore; intanto i figli non mancano. Scoppia un conflitto con la popolazione ammonita che sta a oriente del Giordano, poco a nord dei Moabiti già precedentemente citati. Ammoniti, Amman oggi è la capitale della Giordania che nel racconto che leggiamo si chiama ancora Rabbà, la grande. E, dunque, che cosa succede?  “Dopo il re degli Ammoniti morì” (non c'è stato un rapporto di solidarietà tra questo re ammonita e Davide) “e Canùn suo figlio regnò al suo posto. E Davide disse: «Io voglio usare a Canùn figlio di Nacàs la benevolenza che suo padre usò a me». Davide mandò alcuni suoi ministri a fargli le condoglianze per suo padre.” (Un atto dovuto e invece -vedete - qui adesso si trovano di fronte a un’offesa gravissima). “Ma quando i ministri di Davide furono giunti nel paese degli Ammoniti, i capi degli Ammoniti dissero a Canùn, (che è giovane e inesperto) I ministri gli dicono: «Credi tu che Davide ti abbia mandato consolatori per onorare tuo padre? Non ha piuttosto mandato da te i suoi ministri per esplorare la città, per spiarla e distruggerla?». Allora Canùn prese i ministri di Davide, fece loro radere la metà della barba e tagliare le vesti a metà fino alle natiche, (Un' offesa gravissima. Motivo di guerra.) poi li lasciò andare.  Quando fu informato della cosa, Davide mandò alcun incontro a loro, perché quegli uomini erano pieni di vergogna. Il re fece dire loro: «Restate a Gerico finché vi sia cresciuta di nuovo la barba, poi tornerete». (Il vestito si può riparare ma la barba no. Restate).

E qui adesso si giunge al conflitto. É una prima campagna militare. “Gli Ammoniti, vedendo che si erano attirati l'odio di Davide, mandarono a prendere al loro soldo ventimila fanti degli Aramei di Bet-Recòb e degli Aramei di Zobà, mille uomini del re di Amaca e dodicimila uomini della gente di Tob.  (Dunque, un esercito di mercenari, ma gente di mestiere. É uno schieramento imponente. E Davide, invece, mette in movimento soltanto le truppe scelte). “Quando Davide sentì questo, inviò contro di loro Ioab con tutto l'esercito dei prodi.” (prodi sono le truppe scelte). “Gli Ammoniti uscirono e si schierarono in battaglia all'ingresso della porta della città, mentre gli Aramei di Zobà e di Recòb e la gente di Tob e di Maacà stavano soli nella campagna.” (Ioab approfitta della sorte, perché oggettivamente è più debole, ma ci sono gli Ammoniti nella loro città; ci sono questi mercenari che sono accampati fuori e Ioab si inserisce, dividendo i suoi uomini in due schieramenti, in modo tale da provocare uno scompiglio che diventa motivo di una rotta ingovernabile per gli Aramei che erano stati assoldati dagli Ammoniti che si sono rinserrati nella loro città. Ma le truppe su cui può contare Ioab sono troppo esigue; non sono sufficienti per impostare l’assedio della capitale Ammonita, la città di Rabbà).

Prendete il v. 13 di questo cap. 10.  “Poi Ioab con la gente che aveva con sé avanzò per attaccare gli Aramei,” (Benché siano oggettivamente sul campo di battaglia più deboli, l’iniziativa così energica e così intraprendente sbaraglia i due schieramenti avversari). “Gli Aramei fuggirono davanti a lui e Quando gli Ammoniti videro che gli Aramei erano fuggiti, fuggirono anch'essi davanti ad Abisài e rientrarono nella città.” (Si rintanano all' interno della cinta delle mura). “Allora Ioab tornò dalla spedizione contro gli Ammoniti e venne a Gerusalemme.” Adesso, vv. 15-19, gli Aramei escono di scena, cioè non hanno più voce in capitolo in questa faccenda. Mentre Davide mette in movimento tutto l’esercito, quello di leva, diremmo noi, e ormai è deciso a intraprendere una campagna militare contro gli Ammoniti che sia risolutiva. Ha fatto capire agli Aramei che non è proprio il caso che più si diano da fare per spalleggiare la resistenza degli Ammoniti. Prendete il v. 19. “Quando tutti i re vassalli di Hadad-Ezer si videro sconfitti da Israele, fecero pace con Israele (non ne vogliamo più sapere) e gli rimasero sottoposti. (tributari di Davide, re d' Israele) e “Gli Aramei non osarono più venire in aiuto degli Ammoniti.” Adesso l’obiettivo militare è stato concentrato, gli Ammoniti; Rabbà la capitale deve essere assediata e conquistata. E così vanno le cose.





Il peccato di Davide: l’inquinamento dell’esercizio del potere

Cap.11 Quello che adesso leggiamo nel cap. 11 avviene mentre è in corso questa seconda campagna militare ed è in atto l’assedio di Rabbà. Anche questa è una pagina che senz' altro conosciamo; è il cosiddetto “peccato di Davide”. Rientra nel contesto di quelle pagine che stanno illustrando la maturità del nostro personaggio; maturità che è relativa non già al suo modo di porsi, di presentarsi, di gestirsi e di riconoscersi, offrirsi come protagonista, ma una maturità che è relativa all' essere spettatore di come il Signore porta a compimento le sue promesse a Davide di una discendenza. E Davide sarà padre in quanto sarà re e viceversa: sarà re in quanto sarà padre, perché il Signore ha promesso. E questa fedeltà del Signore di portare a compimento la sua promessa non passa solo attraverso i meriti di Davide. Ed ecco Davide peccatore.

Leggiamo. L' episodio si sviluppa in quattro scene fino al v. 27.

Prima scena: vv. 1-5.  “L'anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele” (adesso è tutto l’esercito che si muove) “a devastare il paese degli Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.” (Davide è anziano ormai; rimane a Gerusalemme). “Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall'alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto.  Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: «È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Hittita». (è un ufficiale di carriera).  “Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa. La donna concepì e fece sapere a Davide: «Sono incinta».”

Il racconto è costruito in modo tale da dare spazio a lungaggini che qua e là potrebbero anche a apparirci noiose. Davide è nella sua casa, ma c' è da porsi un bell' interrogativo: di quale casa si tratta? qual è la casa di Davide? Si tratta di un caso di adulterio quello che qui è stato descritto in maniera così diretta senza possibilità di equivoci; ma in realtà l’attenzione viene poi man mano orientata in un’altra prospettiva … adulterio, non c'è dubbio, ma c'è di mezzo la prepotenza di Davide. (c’è da supporre anche la complicità di Betsabea ma certamente Davide qui è direttamente in prima persona responsabile di un atto di governo, che viene compiuto da lui in nome di una pretesa di potere che dimostra la sua immaturità.



Seconda scena: vv. 6 -13. “Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l'Hittita».” (dal campo dove l’esercito è impegnato nell' assedio) “Ioab mandò Uria da Davide.  Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra.” (Shalom … la pace, come stanno le cose, si informa; una conversazione che potrebbe insospettire, ma Urìa è un uomo così onesto, così coerente e fedele nell' esercizio della sua professione militare che non sospetta di nulla. Che cosa sta succedendo sul campo di battaglia?). “Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una portata della tavola del re.  Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua.” 

(Perché Uria vuole essere in condizioni di purità come previsto secondo la legislazione antica per poter ritornare prontamente sul campo di battaglia, e questo è possibile solo dopo un certo percorso di purificazione che escludeva il contatto con donne. E dunque Uria non scende a casa).

La cosa fu riferita a Davide e gli fu detto: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». Uria rispose a Davide: «L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!». (questo è Uria, un uomo nobilissimo). “Davide disse ad Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente.  Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.”



Adesso, terza scena, vv. 14 -17.  “La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria.” (Vedete che Uria adesso consegnerà a Ioab una lettera nella quale è decisa la condanna a morte di Uria. Bisogna creare una situazione sul campo di battaglia che conduca alla morte il personaggio che per Davide è diventato scomodo.)  “Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia».” (resti colpito e muoia). 

E Ioab esegue l'ordine senza alcun problema, La corruzione dilaga. Ma è l’esercizio del potere. Il motivo che esplicita il peccato di Davide, è l’adulterio sì, ma in realtà è l'esercizio del potere. É la presunzione di un dominio che diventa potere di vita o di morte. E questo modo di esercitare il potere non rende stabile il regno. Lo inquina, lo investe di una corrente di motivazioni comportamentali che sono massimamente corrosive.

E, infatti, adesso vedete Ioab, qui al v. 16 “Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva uomini valorosi.  Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì anche Uria l'Hittita.”
Terza scena. La fedeltà è tradita, l'onestà è vanificata, la corruzione vince. Il potere si impone in maniera spudorata. E questo è Davide; d' altronde, la maturità di Davide re è una testimonianza che matura , sta maturando e matura passando attraverso questa vicenda che forse non avevamo previsto o avevamo immaginato come del tutto marginale; invece è proprio uno snodo che viene collocato qui in questo momento: la stabilità del trono, l' instaurazione del regno, l' affermazione della regalità e la garanzia del discendente, tutto questo passa attraverso la gratuità assoluta dell’iniziativa del Signore; il peccato di Davide comporterà adesso un travaglio di conversione dolorosissimo, pesantissimo, tribolatissimo. É la gratuità effettiva del Signore che passa attraverso il peccato, non perché ci sia da conferire al peccato un valore, ma perché il peccato richiede la conversione. Una straordinaria esperienza di coinvolgimento fino all' intimo più profondo del cuore lungo un cammino di conversione. Davide matura nella regalità in quanto è un peccatore convertito. La maturità regale di Davide peccatore convertito, perché il Signore è fedele alla sua promessa. Vedete come sono costruite queste pagine, è una funzione per così dire teologica.

E adesso la quarta scena, vv. 18-25.

Ioab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose che erano avvenute nella battaglia e diede al messaggero quest'ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, se il re andasse in collera e ti dicesse: Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura? tu digli allora: Anche il tuo servo Uria l'Hittita è morto».  Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, riferì a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. Davide andò in collera contro Ioab e disse al messaggero: «Perché vi siete avvicinati così alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech, figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura?». Il messaggero rispose a Davide: «Perché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città; allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dall'alto delle mura e parecchi della gente del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Hittita è morto».” (Ecco, a questo punto Davide si rasserena. Bene, son cose che succedono).  “Allora Davide disse al messaggero: «Riferirai a Ioab: Non ti affligga questa cosa, perché la spada divora or qua or là; rinforza l'attacco contro la città e distruggila. E tu stesso fagli coraggio».” (Bisogna consolare Ioab. Intanto Uria è morto. Vince la ragione di stato, la ragione del re, la ragione del potere che fa di sé stesso un valore assoluto che decide la vita e la morte). A questo punto “La moglie di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.”





I severi rimproveri di Natan e il pentimento di Davide. Nascita di Salomone

Cap. 12 Ma che cosa è successo? Andiamo rapidamente al cap.12. In seguito, faremo i conti con tutte le pagine che seguiranno dove le conseguenze di questo peccato vengono illustrate nel contesto di quell’esperienza di peccatore penitente che diventa il criterio determinante per raggiungere il riconoscimento della maturità regale di Davide.

Leggiamo: “Il Signore mandò il profeta Natan a Davide (Ecco il profeta incaricato di affrontare il re) “e Natan andò da lui e gli disse: «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall'uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell'uomo povero e ne preparò una vivanda per l'ospite venuto da lui». Allora l'ira di Davide si scatenò contro quell'uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà».” (É sempre Davide, personaggio irruente e certamente un uomo generoso, ma l'atteggiamento autoritario trova conferma anche in questa pretesa nientemeno di condannare a morte quel tale che ha rubato una pecorella. La legislazione mosaica prevede che deve restituire quattro volte su quattro volte; ma destinato alla morte no. Comunque, Davide irrompe e in maniera così aspra e intransigente. É Davide. Chi ha fatto questo?).

Ecco, v. 7.  “Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa,” (É una minaccia che poi incombe su Davide in maniera estremamente drammatica) “poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita. Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole». (Dunque, vedete qui un oracolo di condanna estremamente puntuale, preciso, rigoroso; il profeta affronta il re senza peli sulla lingua: “tu sei quest' uomo”. Notate che dire “tu”, qui, significa non soltanto: “tu sei come il ricco della parabola che ha approfittato del povero rubandogli la pecorella, ma tu, per come sono andate le cose, eri quella pecorella, sei stato vezzeggiato, coccolato, amato, aiutato, soccorso, accompagnato e con tanta cura, con tanta premura con tanta generosità da parte mia”.

(In questa protesta non c'è soltanto la rivendicazione del diritto che non è stato riconosciuto al povero depredato della sua pecorella; il Signore rivendica l'identità di Davide: “Vedi che “io” ti ho scelto, io ti ho voluto, io ti ho accompagnato, io ti ho educato, io ti ho fatto re perché tu sei quella pecorella. Questo particolare è importante; è il Signore che rivendica l'identità autentica di Davide re: “tu sei re, tu sei quella pecorella; per questo io ti ho accompagnato con tanta cura, mi son dato tanto da fare. E adesso invece tu sei quell’uomo.”).

Versetto 13: “Allora Davide disse a Natan: (Davide non ha nessun motivo per tentare, anche solo tentare una qualche giustificazione. In nessun modo). “«Ho peccato contro il Signore!».” (Questo è Davide. Una confessione diretta, non può altro che arrendersi dinanzi a una denuncia che coglie esattamente nel segno, e d' altra parte, risponde alla parola del Signore che è giunta a lui attraverso il profeta. Aderire a quella parola, immergersi nella relazione con quella parola per Davide significa sempre e comunque confidare nella fedeltà incrollabile del Signore e nella sua volontà d' amore. Non c’è dubbio).

E subito “Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. Tuttavia,” (ci sono le conseguenze) “poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore” (Poiché tu hai offeso il Signore, lo hai insultato; il verbo è piuttosto forte), “il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa”. (E infatti quel bambino muore. É un momento di grande dolore per Davide - c’è da supporre anche per la madre - è naturale, ma questa agonia del bambino che adesso viene descritta qui nei versetti seguenti è espressione di quella pena paterna di Davide che è spettatore del suo fallimento, di come la sua paternità non genera. E, quindi, non c'è regalità che egli possa esercitare se non in obbedienza a Dio, alla gratuità della promessa che il Signore, Lui, porterà a compimento. In obbedienza a quell’iniziativa d'amore che si realizza nella storia umana passando attraverso il travaglio di una coscienza inquinata dal peccato in cui germogliano i frutti della misericordia di Dio che incombe.

Versetti da 15 in poi: Il bambino, appena nato, si ammala e Davide, desolato, digiuna, piange, prega. Il bambino muore.

Andiamo al versetto 24 e arriviamo in fondo al capitolo.

Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, entrò da lei e le si unì: essa partorì un figlio, che egli chiamò Salomone.  Il Signore amò Salomone e mandò il profeta Natan, che lo chiamò Iedidià per ordine del Signore.” (Il vero nome è Iedidià, poi Shelomoh da shalom "pace", il "pacifico" - è un altro nome che verrà citato poi successivamente, una specie di soprannome. Iedidià vuol dire “l'amato del Signore”. Questo figlio che è appena nato per un pezzo resterà in posizione molto marginale. Come ci sono altri figli di Davide ormai uomini adulti e super adulti. Di Salomone non si parlerà per un pezzo. Ma, d' altra parte, la presenza di questo personaggio, qui citato con il nome datogli dal Signore: “L' amato del Signore”, richiama la fedeltà del Signore alla sua promessa. Sarà proprio lui il primo erede nella discendenza di Davide. Ma, per adesso, è il bambino che è nato in un contesto di dolore così intenso come ce l'hanno descritto i versetti precedenti e nel contesto di una vicenda che nell' animo di Davide fa tutt'uno con la consapevolezza di essere intrinsecamente squalificato, radicalmente condizionato dalla miseria del suo peccato che è interno alla sua responsabilità regale. Un peccato, tanti peccati, un peccato che si aggiunge ad altri peccati, come un elenco di mancanze da declinare al confessore quando ci presentiamo per ricevere l’assoluzione e poi ogni tanto cambiamo l'ordine perché sennò ci annoiamo a ripetere sempre le stesse mancanze. Qui è proprio un’esperienza che sta macinando Davide: nell' intimo più profondo della sua coscienza laddove sperimenta la sconfitta della sua paternità, che è anche la sconfitta della sua presunzione regale.

Intanto è nato Salomone. Si chiama Iedidià “L’Amato del Signore” che rimane fedele alla sua promessa.

Giunge la notizia che Rabbà, capitale del regno ammonita, è caduta. Siamo proprio alle ultime battute dell'assedio e allora Ioab manda a chiamare Davide perché dice: “Devi essere presente quando noi sfondiamo l’ultima resistenza”; e infatti lui va al campo ed è presente. La città è conquistata nel nome di Davide; quindi assistiamo alla deportazione degli abitanti e al trasferimento del tesoro. É un’impresa che consacra ancora di più la gloria del sovrano e gli altri combattenti che pure hanno sostenuto il peso dell’assedio e sono, a modo loro, ben contenti di poter trasferire a Davide il titolo di vincitore. Anche se Davide è rimasto a casa, a Gerusalemme, e in quale casa? Ci fermiamo qui. Siamo in attesa dell’erede.



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Lectio divina


2018-2019 - Libri di Samuele


  • 05 febbraio 2019
    Primo e Secondo Libro di Samuele - terza parte
    La maturitÓ di Davide re